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Spartacus: il saluto d'addio
di Eugene Archer

I critici discutono da sempre su chi debba prendersi il merito di una produzione multimiliardaria, se i produttori, gli sceneggiatori, gli attori o l'insieme dei tecnici, ma Stanley Kubrick, il giovane regista di Spartacus, non è toccato da questi dubbi. Se ci sarà qualcuno a chiederglielo alla conferenza stampa dopo il debutto del film giovedì al cinema De Mille, il dinamico signor Kubrick è pronto a reclamare il valore del suo ruolo da regista.

"Penso che il film sarà uno dei candidati ai prossimi premi", puntualizzava l'altro giorno con il suo tipico candore bevendo scotch e soda. "E' altrettanto buono di Orizzonti di Gloria e sicuramente c'è altrettanto di mio. Non intendo minimizzare il contributo di tutti gli altri coinvolti nella lavorazione, ma il regista è l'unico che possa imporre la propria personalità in un film, e il risultato finale è sua sola responsabilità - in parte perché il regista è l'unico che deve essere sempre presente."

Nell'assumersi la responsabilità di Spartacus, il sempre sicuro di sé signor Kubrick non si è lasciato intimorire dagli occasionali dissapori con la sua star e produttore Kirk Douglas o dal fatto che a 31 anni è il più giovane regista mai messo a capo di un film da 12 milioni. La fiducia in sé è infatti il tratto di personalità più evidente in questo giovane dallo sguardo intenso. "Sarà un bravo regista un giorno" ha osservato di recente Kirk Douglas, "se solo facesse fiasco almeno una volta. Gli insegnerebbe ad accettare compromessi."

Indomito
Il rigido contegno del signor Kubrick nel mantenere il coraggio delle proprie idee è riconosciuto come la causa degli scontri coi suoi collaboratori ma si è anche dimostrato un'utile qualità quando fu chiamato a prendere le redini di Spartacus lo scorso anno dopo che il regista che aveva iniziato il film, Anthony Mann, ebbe una "divergenza artistica" con Douglas il primo giorno di riprese. Con la sceneggiatura di Dalton Trumbo da rifinire e il gruppo di bizzosi attori del calibro di Laurence Olivier, Charles Laughton, Peter Ustinov e Tony Curtis già sul libro paga, la situazione avrebbe messo in difficoltà anche un veterano, figuriamoci un novellino i cui primi quattro film avevano guadagnato complessivamente molto meno di quanto Spartacus sarebbe costato.

Ma il signor Kubrick, a sentire tutte le testimonianze, prese il controllo con contegno glaciale. Sostituì subito l'attrice principale Sabina Bethmann con Jean Simmons e iniziò il lavoro di revisione sullo script con Trumbo, portandolo, come dice lui stesso, "verso una concezione più visiva e buttando via tutti i dialoghi della prima mezz'ora tranne due battute di Douglas. Combattemmo duramente su un'altra," aggiunge in modo beffardo, "ma alla fine l'ho spuntata io."

Il tema principale che Kubrick individua nel film è molto simile a quelli dei suoi lavori precedenti. "Riguarda il reietto che prende a cuore un'azione contro l'ordine sociale prestabilito. Intendo il reietto nel senso di Colin Wilson - il criminale, il maniaco, il poeta, l'amante, il rivoluzionario. I protagonisti di Orizzonti di Gloria, Rapina a Mano Armata, Spartacus e del mio prossimo film, Lolita, sono tutti reietti che combattono per fare delle cose impossibili, siano esse organizzare il colpo perfetto, salvare degli uomini innocenti dall'esecuzione militare o portare avanti una relazione amorosa con una ragazzina di 12 anni."

La lezione del giorno
In Spartacus, film che si interroga se la schiavitù sia giusta o meno, lo schiavo romano Spartaco inizia a ribellarsi seguendo il semplice istinto, ma poi prende consapevolezza e desidera migliorare l'intera società di cui fa parte per potersi esprimere pienamente in essa. Osservando che questo aspetto del film ha delle implicazioni valide ancora oggi, Kubrick puntualizza che lui è ugualmente interessato anche al problema opposto. "Il mio cattivo, Laurence Olivier," afferma, "è convinto che la schiavitù rappresenti un vantaggio per la società perché permette di salvare le vite dei prigionieri di guerra e di trasformarli in vassalli dello stato romano. Prima dell'introduzione della schiavitù, i prigionieri delle nazioni conquistate da Roma venivano massacrati."

Dando voce ad entrambi i ragionamenti, Kubrick spera di indurre il proprio pubblico a pensare - una rarità, lo ammette, in un film storico. "Se potrò fare come dico, useranno il cervello anche con Lolita. Il pubblico proverà inizialmente repulsione per questo essere che seduce una ragazzina maliziosa, ma poco a poco, realizzando che lui ne era sinceramente innamorato, scoprirà che le cose non sono sempre così semplici come appaiono a prima vista e non saranno poi troppo desiderosi di emettere giudizi morali. Considero la trama di Lolita un tema morale."

Dopo quasi due anni di lavoro spesi sul film, includendo anche la stretta supervisione del montaggio, Kubrick pensa che anche i suoi ammiratori della prima ora dovrebbero prendere Spartacus seriamente - a differenza dei passati film storici, nessuno dei quali gli è piaciuto particolarmente. "Diciamo pure che", aggiunge gentilmente, "sono stato maggiormente influenzato da Alexander Nevsky di Eisenstein piuttosto che da Ben-Hur o qualche altro film di Cecil B. De Mille."

Spartacus: hailed in farewell, di Eugene Archer
The New York Times, 2 Ottobre 1960
Traduzione dall'inglese per ArchivioKubrick

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